VIENI A TAVOLA CHE È PRONTO
La fotografia come atto anarchico e ironico.
Da bambini, quante volte abbiamo sentito quella frase: “Vieni a tavola che è pronto!”
Un richiamo imperativo, indiscutibile, un’autorità che non dava spazio a esitazioni: si lasciava il nostro mondo immaginario e di gioco e si correva a tavola.
Un richiamo imperativo, indiscutibile, un’autorità che non dava spazio a esitazioni: si lasciava il nostro mondo immaginario e di gioco e si correva a tavola.
Col tempo, questa autorità viene piano piano logorata e con lei la nostra abilità di immergerci nei nostri divertentissimi mondi immaginari.
Questo progetto nasce da quel parallelismo: la tavola imbandita dell’infanzia come metafora del mondo che ci circonda, pieno di prelibatezze visive, di dettagli, di assurdità pronte per essere colte.
Ogni giorno il mondo mi urla, “Vieni a tavola che è pronto!”, ogni tanto lo ascolto ed esco con la mia macchina fotografica a giocare e a cogliere cose che neanche la mia più fervida immaginazione avrebbe mai potuto creare.
"Vieni a tavola che è pronto!" è una dichiarazione d'amore agli infiniti e improbabili accostamenti che la società, la natura, i vicini di casa, le entità aliene, i puffi e Mazinga Z ogni giorno ci donano abitando distrattamente questo magnifico e insignificante pianeta.
Con questa ricerca di Duchampiani Ready Made, tento di donare al mondo quelle che Bruce Nauman Definirebbe delle Mystic Truths, propinando ai miei amatissimi fan spunti visivi di riflessione che possano confonderli almeno un pochino sul senso della vita.